
Nel lavoro di consulenza capita più spesso di quanto si pensi.
Il cliente è convinto: “Non ho firmato io”
Ma l’analisi tecnica racconta una storia diversa.
E qui nasce una delle situazioni più delicate da gestire.
La grafologia forense non lavora sulle convinzioni, ma sulle evidenze.
Quando i dati grafici risultano:
- coerenti
- compatibili
- privi di elementi di falsificazione
diventa difficile sostenere, in modo tecnico, la negazione della firma.
Perché succede?
Le ragioni possono essere diverse:
- ricordi imprecisi
- firme apposte in contesti non pienamente consapevoli o trasparenti
- dinamiche personali
- il cliente mente
Ma il compito del consulente non è “scegliere a chi credere”.
È analizzare e spiegare i dati.
Il rischio di assecondare il cliente senza un reale supporto tecnico può portare a impostare una strategia difensiva debole, esporsi a contestazioni in giudizio, perdere credibilità e in alcuni casi, aggravare la posizione stessa del cliente.
Come gestire la situazione
Il ruolo del consulente, in questi casi, è anche relazionale.
Serve:
- chiarezza
- Trasparenza
- capacità di spiegazione
È fondamentale dire al cliente, in modo professionale:
- cosa emerge dai dati
- quali sono i limiti
- quali sono i rischi di una certa posizione
Una buona consulenza non è quella che “dà ragione”.
È quella che:
- protegge il cliente da errori
- evita scelte rischiose
- orienta verso decisioni sostenibili
Anche quando la risposta non è quella che il cliente si aspetta.
Dire “non è lui” quando i dati non lo supportano non è aiutare il cliente.
È metterlo in difficoltà.
Perché, in ambito forense, non conta ciò che si afferma, ma ciò che si può dimostrare, il compito del consulente è uno solo: restare fedele ai dati, anche quando è scomodo.
Info: www.periziafirma.it

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